Itinerario in Cannaregio, un importante sestiere di Venezia
L’itinerario si svolge interamente nel sestiere di Cannaregio, settore nord-occidentale della città compreso tra il Canal Grande e la Laguna: dalla chiesa degli Scalzi, nei pressi della stazione ferroviaria di Santa Lucia, si snoda tra importanti centri religiosi, animati percorsi cittadini e campi solitari; risale un tratto dell’ampio canale di Cannaregio, poi si addentra nel Ghetto, caratterizzato da alte case-torri e preziose sinagoghe.
Il percorso si conclude nelle aree nordorientali del sestiere.
Sede sin dalla sua nascita di attività produttive di cui resta testimonianza nella toponomastica delle calli, il sestiere è dominato dalle chiese di San Giobbe e degli Scalzi. La prima, ricostruita in forme gotiche dal 1450 e ultimata da P. e T. Lombardo in forme rinascimentali, è arricchita da un portale con raffinata decorazione; nella cappella trecentesca, uno splendido soffitto rivestito in terracotta invetriata policroma, unico esempio a Venezia di arte dei Della Robbia. La chiesa degli Scalzi invece, eretta da Longhena a partire dal 1654 per i carmelitani scalzi, rimanda nell’impianto e nello sfarzo decorativo dell’interno al barocco romano.
Varcando il ponte dei Tre Archi o il ponte delle Guglie si raggiunge l’opposta fondamenta di Cannaregio che delimita la zona del Ghetto, dove dal 1516 al 1797 furono confinati gli ebrei. La preesistenza in zona di fonderie di cannoni, in cui veniva eseguita l’operazione di “ghetto” o “getto” (colata di metallo), ne determinò il toponimo. Nel compatto tessuto edilizio, l’affiorare di piccole cupole segna la presenza delle cinque sinagoghe. Le più antiche – fra cui la Scuola Canton – sorgono sul campo del Ghetto Nuovo, sopra i portici a colonne che ospitavano le botteghe artigianali e i banchi di pegno. A dominarlo, il Museo ebraico, che raccoglie interessanti esempi dell’arte ebraica veneziana dei secoli XVII-XIX.
Pochi i campi che si aprono in zona: fra questi, il solitario San Alvise, su cui prospetta l’omonima chiesa di origine trecentesca che custodisce dipinti di Tiepolo, e il piccolo e suggestivo campo-sagrato su cui affaccia la chiesa della Madonna dell’Orto (XV secolo).
Sulla bella facciata tripartita, decorata con statue e un ricco portale, si alternano elementi di transizione dal romanico al gotico e dal gotico al rinascimento; sul retro si leva il campanile quattrocentesco. L’interno a tre navate, di grande luminosità, è scrigno di capolavori di Cima da Conegliano e Tintoretto.
Costeggiando la Laguna, si giunge alla chiesa di Santa Maria della Misericordia, fondata con l’abbazia nel X secolo e più volte ristrutturata, quindi al quattrocentesco prospetto della Scuola Vecchia di Santa Maria della Misericordia (1310), una delle Grandi della città.
Al di là del canale della Misericordia si costeggia il palazzo Zen (1534 ca.), sintesi di modi bizantini e rinascimentali. Il percorso termina ai Gesuiti, l’originaria chiesa dei crociferi ricostruita tra il 1715 e il 1730 da Rossi.
L’eccezionalità del luogo di culto sta nella virtuosistica e sfarzosa decorazione interna in marmi, stucchi e affreschi sulla copertura a volte e a cupola che frantuma l’amplissimo spazio dell’unica navata, sfoggiando opere di Tiziano e Tintoretto. Dalla chiesa dei Gesuiti si possono raggiungere le Fondamenta Nuove, da cui si gode la splendida vista del cimitero, della chiesa di San Michele e di Murano.
