La neve artificiale e le altre soluzioni
L’innevamento artificiale è una maledizione dal punto di vista ecologico? Da 20 anni è uno temi di discussione tra i centri che di sci vivono. In un confronto favorito da Alpine Pearls, la ricercatrice Ulrike Pröbstl dell’università di Vienna ha messo in luce che sulla base degli studi non emergono effetti positivi dalla neve programmata ma nemmeno danni così gravi da pensare di dover rinunciare a questo forte incentivo al turismo in mancanza di neve naturale.
A quote sotto i 1800 metri non si registrano danni significativi alla vegetazione sotto l’innevamento, mentre riflessioni approfondite sono richieste sull’utilizzo dell’acqua nei cannoni spara neve, da valutare caso per caso. Parlano subito le misurazioni sull’inquinamento nei luoghi montani dove è avvenuto lo stop alle auto: a Zermatt, in Svizzera, ai piedi del Cervino ci si sposta solo a piedi, in carrozza o con i veicoli elettrici. L’aria è sensibilmente più respirabile.
Secondo Bruno Schädler, del Dipartimento per l’idrologia ambientale di Berna, la tenperatura nel XX secolo è aumentata da 1 a 1,6 gradi nel versante alpino svizzero, con precipitazioni altalenanti a seconda delle zone: cosa che costringe a fare i conti con equilibri alterati sulle Alpi, dove il fenomeno del ritiro dei ghiacciai è solo l’iceberg. Il riscaldamento climatico non avrà conseguenze gravi fino al 2050: ma la Svizzera sta già progettando interventi di adattamento del turismo che concentrino gli sport invernali solo in alcune zone, creando oasi alpine di wellness e promozione diversa del turismo estivo.Il tutto a basse emissioni di gas serra e di C02.
Non solo piste. Diversificare è la parola d’ordine in Germania: Bad Reichenhall fa leva ad esempio sulle spettacolari e ipermoderne Terme Rupertus. Berchtesgaden adotta come attrazione principale la discesa in slittino per tutti sulla pista artificiale di Coppa del Mondo del lago Königssee: una emozione di gran lunga superiore rispetto ad una classica “nera”.
